Trattamento Cognitivo-Comportamentale Individuale

Il trattamento individuale dell’ansia sociale si sviluppa su più fronti:

  • uno esplicativo, in cui la psicoeducazione è volta alla comprensione del funzionamento del disturbo;
  • uno di tipo cognitivo, il cui obbiettivo generale è un aumento della distinzione tra sensazioni personali e realtà e l’accettazione all’idea di poter essere giudicati;
  • uno di tipo comportamentale che aiuta la progressiva esposizione alle situazioni temute e al contemporaneo apprendimento delle abilità sociali, grazie all’uso di tecniche e strategie che tutti possono imparare.

Le fasi del trattamento cognitivo comportamentale si articolano secondo un protocollo, che sarà modellato dal clinico in base alle caratteristiche specifiche di ogni persona, la cui collaborazione attiva nella terapia è fondamentale.

La prima fase si sviluppa intorno alla spiegazione del funzionamento generale dell’ansia e in specifico, del modello del disturbo dell’ansia sociale. Questo disturbo, infatti, porta ad una carenza nella distinzione tra realtà e sensazioni interne (aumento del calore corporeo, sudorazione ecc…), processo comune e normale, ma che nel paziente con ansia sociale diventa invalidante nelle situazioni interpersonali o di performance (es: tutti possiamo essere in leggera tensione se dobbiamo sederci quando tutti sono già al tavolo in una cena, ma la persona con ansia sociale percepirà questa tensione come la conferma che tutti lo stanno guardando).

In oltre, la persona che soffre di ansia sociale, riconosce che sia normale ricevere i giudizi, ma ne catastrofizza le conseguenze e quindi cerca di evitarli in tutti i modi. La spiegazione di questo fenomeno si concentra sull’idea che è impossibile non ricevere giudizi negativi dagli altri e che l’obbiettivo finale della terapia non è evitarli, ma accettarli per ciò che sono (giudizi che spesso non portano a particolari conseguenze).

Successivamente e contemporaneamente, sempre procedendo in modo collaborativo, inizia il lavoro di tipo cognitivo, che si articola in:

  • Strategie per aiutare il paziente a focalizzare l’attenzione verso l’esterno, in modo che possa applicarle nelle situazioni sociali per lui problematiche.
  • Aiutare a leggere in modo più articolato la mente dell’altro (uno degli esercizi di base è l’osservazione degli altri per immaginare le loro vite).
  • Tecniche per il decentramento cognitivo (es: chi arrossisce spesso tende a dare per scontato che anche gli altri valuteranno in maniera negativa questa caratteristica).
  • Tecniche cognitive che aiutino a ristrutturare l’idea negativa che abbiamo rispetto a noi stessi (“sono debole, noioso, maldestro”, “non riesco a gestire l’ansia perché sono inadeguato”) e rispetto alle conseguenze catastrofiche (“la riunione sarà un disastro”).

Infine, dopo il consolidamento e la ristrutturazione cognitiva, è necessario un passaggio sul piano comportamentale che aiuta a consolidare e confermare il lavoro fatto precedentemente. Innanzitutto bisogna intervenire sui comportamenti protettivi (come evitare di parlare in gruppo, coprirsi il viso per non far vedere il rossore ecc.) attraverso esercizi mirati, prima in seduta e poi come esercizio a casa. Verranno poi insegnate al paziente abilità sociali (abilità assertive e conversazionali) e tecniche di gestione dell’ansia (training di rilassamento e tecniche cognitive di gestione dell’ansia).

Solo quando il paziente sarà pronto e avrà appreso le abilità nel corso della terapia, si lavorerà tramite l’esposizione in vivo, secondo una gradualità condivisa: verrà stilata una lista delle situazioni problematiche, a cui la persona “dovrà” esporsi in modo graduale. Spesso, a questo punto, i pazienti si accorgono che sperimentano una diminuzione dell’ansia e un maggiore controllo.

Lungo tutto l’intervento terapeutico sarà, inoltre, decisione del clinico implementare il protocollo base qui descritto, con altre tecniche e accorgimenti che possono essere specifiche per il paziente.

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