Sex dolls e ritiro affettivo

Già tempo fa avevamo trattato l’argomento in questione prendendo spunto dal film “Lars e una ragazza tutta sua”, dove il protagonista, un uomo con gravi tratti di personalità evitanti e sintomi ansioso sociali, aveva trovato la felicità con una bambola molto reale a cui aveva dato vita, quanto meno nella sua mente. Infatti, in questo caso, il terrore del protagonista di instaurare una relazione intima, affettiva, lo porta a sviluppare un delirio funzionale: la bambola diventa la donna perfetta, fidata e accogliente di cui innamorarsi.

In questo articolo del New York Post (http://nypost.com/2017/06/30/i-love-my-sex-doll-because-she-never-grumbles/) invece, non parliamo di un film, ma della vita reale e di dati oggettivi (più di 2000 bambole vendute ogni anno in Giappone), che portano ancora la nostra attenzione verso il problema.

Gli intervistati sono uomini giapponesi di diverse età, sposati o non, che raccontano della loro raggiunta felicità grazie alla relazione con bambole estremamente reali, a cui danno un nome e con le quali sopperiscono alle mancanze delle loro mogli o delle donne in generale.

Ciò che li accomuna è la difficoltà ad instaurare relazioni interpersonali soddisfacenti nel mondo reale, degne di rispetto e fiducia. L’altro viene descritto come opportunista, senza cuore, richiedente, mentre la bambola li ascolta, li attende e soddisfa i loro desideri sessuali o di qualsiasi tipo.

In una società collettivista come quella giapponese incuriosisce come l’isolamento sociale e affettivo sia attivamente ricercato: il fenomeno dell’Hikikomori ne è un chiaro esempio. Ragazzi, adolescenti che si ritirano completamente dalla vita reale, per vivere una vita virtuale rinchiusi nelle loro stanze, perché il mondo esterno non li rappresenta, si sentono estranei e preferiscono l’isolamento e la scelta di interazioni selettivamente individuate tramite il web. Inoltre, sempre in Giappone, esiste un’etichetta per definire una categoria di uomini disinteressati a sposarsi o ad avere una ragazza. Questi “herbivore man” (uomini erbivori) sembrano asessuati, passivi alle relazioni e in particolare verso le relazioni affettive.

Così, anche questo fenomeno delle life-like sex dolls (ogni bambola costa circa 6000 dollari) potrebbe avere la stessa matrice: il ritiro dalle relazioni affettive della vita reale a favore di una scelta estrema, ma che appare più semplice e soddisfacente. La riduzione totale delle interazioni, della condivisione e anche dello scontro che la vita di coppia comporta, sembra essere positivo per queste persone, che ricercano una relazione unilaterale, dove, ciò che emerge, è la necessità di espressione dei loro bisogni ed esigenze, senza che vi sia un confronto con l’altro.

Si tratta di paura d’amare? O di una strategia di coping per sopravvivere al più totale senso di estraneità nelle relazioni affettive? Il fatto che sia ego sintonico e renda la persona felice ci autorizza a non considerarlo come una patologia relazionale?

In Giappone la preoccupazione dei sociologi e degli esperti riguarda il drastico calo delle nascite che è avvenuto negli ultimi anni, sintomo del ritiro dalle relazioni interpersonali della popolazione nipponica. Nel frattempo però il mercato si muove per soddisfare questi nuovi bisogni, costruendo bambole con genitali realistici, teste removibili e il cui rivestimento è simile alla pelle umana. Come sappiamo, anche la realtà virtuale e aumentata sta investendo milioni per andare incontro ai consumatori, data la richiesta sempre crescente per il genere, aspetto che deve essere tenuto sotto controllo in un mondo in cui l’individualismo, anche nelle culture collettiviste, impera.

Dott.ssa Laura Caccico

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *