Ragionamento emotivo: un allarme difettoso

I pensieri influenzano le emozioni, ma a volte può capitare che siano le emozioni ad influenzare i pensieri.

La terapia cognitiva di Beck ha mostrato come le nostre emozioni siano influenzate dal modo in cui interpretiamo le situazioni; così se parlo davanti ad un pubblico e penso “Sto andando alla grande!” proverò gioia, se invece penso “Tutti si stanno accorgendo che non sono così esperto sull’argomento” proverò ansia. A volte però capita che siano gli stati emotivi a influenzare i processi cognitivi ed è questo il caso del ragionamento emotivo, chiamato anche affectas information.

Il ragionamento emotivo identifica il fenomeno per il quale la persona valuta le situazioni in base al proprio stato emotivo, ovvero interpreta ciò che sta accadendo in base a quello che sta provando.

Questa situazione in realtà l’abbiamo vissuta tutti. E’ l’esempio di quando andiamo al cinema a vedere un film horror, usciamo dal cinema e iniziamo a guardarci in giro mentre andiamo alla macchina, accendiamo tutte le luci appena entrati in casa e forse controlliamo sotto il letto che non ci sia nessuno. Sebbene il film horror sia finito e si sia consapevoli che non ci sono dei pericoli oggettivi presenti, il nostro corpo rimane in uno stato di allerta per qualche oretta; questa sensazione di allarme la interpretiamo come un segnale di pericolo e di conseguenza mettiamo in atto dei comportamenti di controllo che solitamente non facciamo.

Le persone con un disturbo d’ansia, quindi anche le persone che soffrono di ansia sociale, tendono a valutare le situazioni in base all’ansia che stanno provando e non per quanto sono o non sono realmente situazioni di pericolo. Il ragionamento che viene fatto è del tipo “Se provo ansia/paura vuol dire che è presente un pericolo, sennò non la proverei”. Quindi inferiscono che ci sia un pericolo prendendo come informatore, non l’analisi oggettiva della situazione, ma le proprie risposte fisiologiche.

Il primo studio sul ragionamento emotivo risale al 1995 (Arntz, Rauner, & Van denHout). Gli autori indagarono come i pazienti con disturbi d’ansia (pazienti con fobia per i ragni, disturbo di panico, disturbo di ansia sociale e altri) traessero conclusioni di pericolosità sulla base della risposta ansiosa. Ai pazienti con disturbi d’ansia e alle persone del gruppo di controllo vennero presentati degli scenari che variavano fra loro per la presenza/assenza di pericolo oggettivo e per la presenza/assenza di una risposta d’ansia da parte del protagonista della scena. Tutti i partecipanti dovevano valutare la pericolosità di ogni scenario presentato. I risultati mostrarono come chi presentava un disturbo d’ansia tendesse a inferire la presenza di pericolo non esclusivamente dalla presenza/assenza di una oggettiva minaccia, come invece facevano le persone del gruppo di controllo, ma anche dalla presenza/assenza di una risposta emotiva d’ansia. Studi successivi mostrarono anche come questo tipo di valutazione possa influenzare la stima del pericolo. Questo tipo di ragionamento emotivo tuttavia sembra essere presente nei soggetti che presentano un’ansia di tratto, ovvero nelle persone che tendono a percepire le situazioni stressanti come pericolose e minacciose in maniera più generale, ovvero chi ha un’elevata ansia di tratto tende a dare maggiore fiducia alle informazioni fornite dallo stato emotivo temporaneo e transitorio provato nella singola situazione.

La persona con ansia sociale, oltre al pensiero “Se provo ansia, allora c’è un pericolo”, farà pensieri del tipo “Mi sto vergognando così tanto che sto facendo davvero una brutta figura e gli altri mi stanno giudicando per questo”, “Sono tremendamente imbarazzato, quindi sto facendo la figura dello stupido”. Considerando le proprie sensazioni fisiologiche (ad es. palpitazioni, tremore, rossore, balbettare, sudare) come prova che quello che teme stia realmente succedendo, sembrerebbe non poter esserci un’altra ragione al vergognarsi che non il fatto di star facendo davvero una figuraccia.Tuttavia,sappiamo che chi soffre di ansia sociale prova vergogna perché non si sente all’altezza della situazione o abbastanza adeguato, oppure a paura ad andare alle feste perché teme di essere giudicato e rifiutato, cioè tende ad avere pensieri catastrofici distorti e non coincidenti con la realtà dei fatti.

Il ragionamento emotivo o affectas information può rappresentare un fattore di sviluppo e di mantenimento del disturbo in quanto conferma che le situazioni temute siano veramente pericolose e minaccianti e rinforza le credenze disfunzionali legate a queste.

Il ragionamento emotivo dunque è un allarme difettoso e se la persona continua a prendere le proprie decisioni su questa base rischia di non esporsi alle situazioni che il corpo segnala erroneamente come pericolose o di trarne conclusioni sbagliate.

Dott.ssa Alice Fiesoli

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/000579679500032S

https://www.apc.it/public/pubblicazioni_mancini/il%20ragionamento%20emozionale%20come%20fattore%20di%20mantenimento%20della%20patologia.pdf

 

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