L’imitazione degli altri – Gradevolezza o conformismo?

L’imitazione dell’altro

L’effetto “camaleonte” (Chartrand e Bargh, 1999) si riferisce a un’imitazione, spesso inconsapevole, di posture, pose, maniere, espressioni facciali e altri comportamenti del partner con cui stiamo interagendo, come se passivamente e non intenzionalmente cambiassimo i nostri comportamenti o la nostra comunicazione non verbale per accordarsi a quella dell’altro con cui stiamo intrattenendo uno scambio verbale all’interno di determinati contesti sociali.

La tendenza ad assomigliare agli altri, è un meccanismo innato che in passato si è dimostrato di importanza vitale. Conformarsi al gruppo è un meccanismo insito dell’essere umano, e nei suoi parenti più prossimi come i primati: l’adeguarsi all’altro ci ha permesso di essere accettati e di rimanere all’interno di un gruppo, quando tale condizione era questione di vita o di morte. Il mostrarsi diversi e andare controtendenza, infatti, può invece suscitare negli altri un rifiuto nei nostri confronti che potrebbe metterci in pericolo.

La capacità di dedurre lo stato mentale o lo stato emotivo di altri individui, e l’adeguarvisi, è una necessità per prosperare in un ambiente sociale. La condizione necessaria per attuare con successo il meccanismo di imitazione, risulta quindi essere la capacità di riconoscere negli altri degli stati mentali ed emotivi ed entrarvi in sintonia, ciò che oggi viene chiamata empatia. Se i benefici di tale meccanismo risultano chiari, ci si è domandato per molto tempo se questi comportamenti fossero appresi o innati.

Le componenti biologiche

Chartrand e Bargh (1999) suggerivano che il meccanismo coinvolto fosse di tipo perception–behavior link (connessione percezione-comportamento), dove la mera percezione del comportamento dell’altro automaticamente incrementava la probabilità di emettere lo stesso. Seguendo questa ipotesi, molti studiosi si sono ultimamente rivolti a una componente biologica delle nostre strutture cerebrali, i “neuroni specchio” (NS). I ricercatori ritengono che i neuroni specchio, o almeno un meccanismo di mirroring (rispecchiamento), possano spiegare alcune forme base di empatia. È stato dimostrato infatti che i neuroni specchio della bocca e il rispecchiamento del mimetismo facciale sono probabilmente alla base della capacità di essere emotivamente in sintonia con un altro individuo (Ferrari e Coudé, 2018).

Tale funzionalità appare essere altamente specifica, tanto da basarsi su una peculiare struttura che differenzia i neuroni specchio delegati all’imitazione di gesti e alla manualità da quelli relativi ai movimenti della bocca e delle espressioni facciali. A differenza dei NS della mano, i NS della bocca ricevono il loro input visivi da regioni differenti del cervello (Ferrari et al., 2017). Le informazioni relative ai comportamenti facciali e comunicativi potrebbero provenire direttamente dalla corteccia prefrontale (sede dell’organizzazione e decisione) e dalle strutture limbiche (sede delle emozioni), quindi coinvolte nella codifica delle espressioni facciali emozionali e dall’elaborazione motivazionale e della ricompensa. Il meccanismo dello specchio è quindi composto e supportato da almeno due diversi percorsi anatomici, uno dei quali è collegato al controllo motorio della bocca e del viso ed è connesso con strutture coinvolte nell’identificazione e comunicazione delle emozioni (sistema limbico)  e nell’elaborazione del premio (corteccia prefrontale).

Sembra quindi esistere con certezza una componente biologica innata che spinge gli esseri umani a identificare le emozioni e le intenzioni dell’altro con lo scopo di imitarle per ottenere accettazione e  inclusione da parte del gruppo.

Gli esperimenti

Queste nuove scoperte supportano i risultati ottenuti da Chartrand e Bargh (1999) nei loro celebri esperimenti. I partecipanti erano stati suddivisi in coppie composte da un complice e un ignaro partecipante, al primo era stato richiesto di emettere specifiche azioni motorie o espressioni facciali, durante una coversazione. Dai risultati del primo esperimento è emerso che i comportamenti motori dei partecipanti si sono accordati, in modo non intenzionale, a quelli espressi dagli sconosciuti (complici) con cui erano stati accoppiati. In un esperimento successivo si è notato che quando i complici hanno imitato le posture e  i movimenti dei partecipanti, la relazione con quest’ultimi è risultata molto più agevole e facilitata e ha aumentato la simpatia e il gradimento tra i partner. Il terzo esperimento ha dimostrato che le persone propense a un atteggiamento empatico mostravano una maggiore imitazione dell’altro mentre vi interagivano, rispetto alle altre persone.

Nel seguente video viene effettuato un ulteriore esperimento per dimostrare come il mimetismo, o mirroring, della comunicazione non verbale dell’altro permetta una maggiore sintonia tra gli interlocutori e attribuisca maggiore gradevolezza a chi mette in atto tale meccanismo rispetto a chi invece non lo fa. I partecipanti pensano di parlare con un programma di intelligenza artificiale e non sanno che ciò che vedono è invece l’avatar di un attore che a turno applicherà o meno l’effetto mirroring ai comportamenti e alle reazioni delle persone con cui sta parlando. In questo caso, gli elementi oggetto d’indagine sono state le espressioni facciali e i movimenti della testa, poiché molto più indicativi di empatia e gradevolezza. Dopo aver parlato con l’avatar neutro (Al) e con l’avatar “camaleonte” (Bob) alle persone è stato chiesto chi tra i due fosse stato un partner di discussione più piacevole e con chi avrebbero preferito intrattenere un successivo colloquio. I feedback positivi sono stati rivolti tutti nei confronti di Bob!

Anche se imitare i comportamenti e gli atteggiamento delle persone che ci stanno intorno ci fa percepire più simile a loro e più accettabili, eccedere in questa pratica può portare a risultati negativi, rischiando di farci sprofondare in un automatico conformismo da cui diviene difficile uscire. La cieca imitazione degli altri può, in effetti, essere considerata come una strategia protettiva che ci permette di evitare i giudizi negativi, conformandoci agli standard del gruppo, quantomeno in apparenza. I suoi effetti collaterali sono però notevoli: esiste il rischio che continuando in tali comportamenti si possa perdere di vista i propri desideri e necessità assottigliando sempre più la possibilità di agire contestualmente ai nostri scopi e bisogni. Inoltre può farci provare frustrazione quando costretti a comportarsi diversamente da quanto vorremmo e può indebolire la propria autostima perché ci fa percepire come falsi e diversi. Mantenere il ruolo richiede inoltre un’enorme quantità di energie. Il conformismo può quindi divenire una gabbia dorata dalla quale è difficile uscire.

Il video successivo sul conformismo sociale evidenzia che quando il gruppo emana un comportamento, anche palesemente illogico, la tendenza a conformarsi con esso è tale che si smette di chiedersi il perché e lo si fa e basta. È curioso notare come questo comportamento permanga anche quando tutti i complici degli sperimentatori siano usciti di scena lasciando il partecipante da solo.  Quando sono stati introdotti altri partecipanti inconsapevoli, quest’ultimi si sono conformati ai comportamenti continuati a mettere in atto dal primo soggetto dell’esperimento.

Di seguito si possono trovare altri due rimandi ad altrettanti esperimenti sul conformismo sociale, dove ancora una volta i soggetti si piegano ai comportamenti del gruppo per quanto possano risultare illogici e privi di senso. Il secondo, in particolare, riprende un famoso esperimento svolto per la prima volta da Solomon Asch nel ’56.

Nella società di oggi tale tendenza presenta ancora dei pregi, insieme però a un gran numero di difetti. Utilizzando un continuum potremmo porre su un polo gli aspetti positivi del mirroring e dell’imitazione del comportamento non verbale altrui e su quello negativo il conformismo sociale rigido ed eccessivo. Quando stiamo sostenendo una discussione con qualcuno che ci interessa o di cui ci interessano le opinioni, utilizzare un ascolto attivo o partecipato, assecondando le reazioni altrui e imitandone i comportamenti non verbali, ci fa percepire dall’altro come più pronti all’ascolto e alla condivisione, facendoci apparire più simili e gradevoli. Invece, il conformismo sociale che ci spinge ad aderire rigidamente alle regole del gruppo, anche quando queste risultano illogiche o contraddittorie con  i nostri valori o con il nostro modo di essere, rischiano di farci perdere di vista i nostri scopi, obiettivi, desideri e necessità quando siamo chiamati a prendere delle decisioni. Il meccanismo di scelta infatti si basa su tre parametri che costantemente monitoriamo quando ci troviamo di fronte a delle scelte. Potremmo concettualizzarlo come un triangolo su un cui lato sono posti i nostri bisogni ed emozioni, su un altro le nostre norme, valori e il nostro sé ideale e sull’ultimo il contesto sociale (Carcione et al., 1999). Quando i lati di tale triangolo sono uguali, il nostro sistema di scelte risulta in equilibrio, ma quando si cede tropo spesso alla pressione sociale, per paura di essere esclusi  o allontanati, l’equilibrio si rompe, rischiando di atrofizzare i parametri di scelta che vengono utilizzati con meno frequenza.

Dott. Francesco Lauretta

Riferimenti:

Carcione, A., Nicolò, G., Semerari, A., 1999, Deficit di rappresentazione degli scopi, in A. Semerari (a cura di), Psicoterapia cognitiva del paziente grave. Metacognizione e relazione terapeutica, Raffaello Cortina, Milano.

Chartrand, T. L., Bargh, J. A., 1999, The chameleon effect: The perception–behavior link and social interaction. Journal of Personality and Social Psychology, Vol 76(6), 893-910.

Ferrari, P.F., Coudé, G., 2018, Mirror Neurons, Embodied Emotions, and Empathy, in Neuronal Correlates of Empathy, From Rodent to Human, Pages 67–77.

Ferrari, P.F., Gerbella, M., Coudé, G., Rozzi, S., 2017, Two different mirror neuron networks: The sensorimotor (hand) and limbic (face) pathways, Neuroscience Forefront Review, Volume 358, 1 September 2017, Pages 300-315.

 

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