Le espressioni emotive nel DAS

Le nostre espressioni facciali sono essenziali per esprimere e comunicare le emozioni, e rappresentano uno strumento che facilita la formazione di comportamenti di evitamento o avvicinamento negli altri.

All’interno di una conversazione, una faccia sorridente, impaurita, arrabbiata o triste ha un grande potere nel processo di formazione della nostra opinione sull’altro.

Quando sveliamo qualcosa di noi stessi all’altro e questo ci risponde con un sorriso, abbiamo la percezione che il nostro ascoltatore sia attento, che mostri cura nei nostri confronti e ciò impatta positivamente nella formazione di un legame e nel determinare il desiderio di incontri futuri.

Viceversa, leggere sul volto dell’altro un’espressione di paura veicola il significato di pericolo ed attiva nell’osservatore risposte fisiologiche legate alla paura stessa.

Il Disturbo d’ansia sociale (DAS) è, anche,un disturbo interpersonale, cioè una condizione nella quale l’ansia limita ed impatta significativamente sulle relazioni con le altre persone (Alden & Taylor, 2004).

È stato osservato che individui che presentano alti livelli di ansia sociale hanno un minor numero di amici, costruiscono relazioni sociali di qualità inferiore rispetto a soggetti che non presentano questa problematica ed hanno più difficoltà a sposarsi ed avere relazioni sentimentali.

Alcune ricerche hanno permesso di evidenziare che individui con Disturbo di ansia sociale tendono ad instaurare cicli interpersonali negativi con gli altri, all’interno dei quali adottano delle strategie comportamentali che evocano reazioni negative nei loro interlocutori. Quello che si crea in questi casi è una sorta di circolo vizioso, nel quale comportamenti sociali poco efficaci producono reazioni negative, le quali a loro volta rafforzano le aspettative negative circa le situazioni sociali, che spingono a mettere in atto nuovamente dei comportamenti inadeguati. Tutto ciò contribuisce al mantenimento delle difficoltà e dei timori interpersonali, e limita la possibilità di creare legami sociali significativi.

I comportamenti interpersonali inefficaci, manifestati in presenza di alti livelli di ansia sociale, possono essere molteplici, fra i quali possiamo indicare: preoccupazione, difficoltà ad aprirsi durante la conversazione, difficoltà a guardare negli occhi il proprio interlocutore, presenza di discorsi brevi o di pause durante il discorso (Alden & Taylor, 2004).

Sono presenti vari studi all’interno dei quali ci si è chiesto se, in individui con disturbo d’ansia sociale, a causa del timore nei confronti delle situazioni sociali, si rilevino più frequentemente espressioni facciali di paura, tristezza, rabbia, e se questo possa essere individuato come uno di quei comportamenti che influenza negativamente la possibilità di instaurare relazioni significative e positive con gli altri.

Riporto lo studio condotto da Pearlstein et al. (2019), all’interno del quale sono state indagate la frequenza e l’intensità delle espressioni di sorriso e di paura in soggetti con e senza diagnosi di DAS, durante un compito che prevedeva la formazione di una nuova relazione interpersonale.

Successivamente è stata analizzata la relazione tra le due diverse tipologie di espressioni emotive ed il desiderio futuro dell’interlocutore di incontrare nuovamente il soggetto.

Lo studio prevedeva un campione composto da 76 soggetti volontari, 50 dei quali con diagnosi di Disturbo d’ansia sociale (gruppo clinico), ed i 26 restanti privi di diagnosi clinica (gruppo di controllo). Ad ogni soggetto veniva assegnato il compito di instaurare una relazione con un altro individuo, complice degli sperimentatori, attraverso una modalità che prevedeva l’alternanza del ruolo di ascoltatore e comunicatore. Durante il compito, venivano codificate e successivamente valutate le espressioni emotive del soggetto mediante l’osservazione dell’attivazione di determinati muscoli del volto.

Le misurazioni effettuate sono state le seguenti: SCID-I modulo SAD, MINI 5.0.0 o 7.0.0, LSAS e BDI-II nella fase iniziale di misurazione dei sintomi; FACS per la codifica delle espressioni facciali; scala DFI per la misurazione del livello di motivazione dell’interlocutore ad intraprendere interazioni future con il soggetto.

I risultati hanno evidenziato una differenza, in termini di frequenza ed intensità, delle espressioni di sorriso tra il gruppo clinico e quello di controllo, solamente quando i soggetti si trovavano a ricoprire il ruolo di ascoltatori. In particolare, i soggetti con elevati livelli di ansia sociale mostravano una minore frequenza ed intensità delle espressioni di sorriso rispetto agli individui privi di diagnosi clinica.

Non sono emerse,invece, differenze significative tra i due gruppi, nell’intensità e frequenza delle espressioni di sorriso, quando gli individui avevano il compito di parlare durante la conversazione.

Inoltre, non sono emerse differenze tra i due gruppi per quanto riguarda le espressioni di paura, che risultano essere poco presenti durante la comunicazione.

E’ stato infine evidenziato che una minore frequenza ed intensità di espressioni facciali sorridenti era associata ad un minor livello di motivazione e desiderio dell’interlocutore per interazioni future con il soggetto considerato.

Tra le possibili interpretazioni ai risultati emersi dallo studio si indicano: il minor numero di sensazioni ed emozioni positive, solitamente sperimentate da soggetti con livelli clinici di ansia sociale, all’interno dei contesti e delle situazioni sociali; la tendenza a focalizzare l’attenzione sulle possibili conseguenze negative dell’interazione; la tendenza dei soggetti privi di ansia sociale ad incrementare le espressioni di sorriso durante le comunicazioni sociali,come manifestazione di accoglienza e sensibilità verso l’interlocutore.

Gli autori, come è solito fare, hanno inoltre sottolineato i limiti presenti nella ricerca,relativi ad alcuni aspetti della tipologia di compito richiesto, del contesto all’interno del quale è stato strutturato lo studio e della tipologia di espressioni emotive indagate, che spingono ad approfondire l’indagine attraverso nuove ricerche.

Nonostante questo, lo studio risulta innovativo per la tipologia di procedure utilizzate nella codifica ed elaborazione delle espressioni facciali emotive. Inoltre,i dati che emergono risultano interessanti perché permettono di evidenziare degli elementi che potrebbero giocare un ruolo importante come fattori di mantenimento delle difficoltà nella creazione di legami interpersonali significativi, ampiamente riscontrate in individui con Disturbo d’ ansia sociale.

Queste conferme circa l’importanza delle espressioni emotive durante le comunicazioni sociali, ed ulteriori studi in tale senso, potrebbero aprire la strada a nuove strategie e obiettivi di intervento, da poter includere nel trattamento delle difficoltà di interazione, in individui con Disturbo d’ansia sociale.

Dott.ssa Elena Fornai

Riferimenti bibliografici:

aan het Rot, M., Enea, V., Dafinoiu, I., Iancu, S., Taftă, S. A., & Bărbuşelu, M. (2017). Behavioural responses to facial and postural expressions of emotion: An interpersonal circumplex approach. British Journal of Psychology, 108(4), 797-811.

Alden, L. E., & Taylor, C. T. (2004). Interpersonal processes in social phobia. Clinical Psychology Review, 24(7), 857-882.

Olsson, A., Nearing, K. I., & Phelps, E. A. (2007). Learning fears by observing others: the neural systems of social fear transmission. Social cognitive and affective neuroscience, 2(1), 3-11.

Pearlstein, S. L., Taylor, C. T., & Stein, M. B. (2019). Facial affect and interpersonal affiliation: displays of emotion during relationship formation in social anxiety disorder. Clinical Psychological Science, 2167702619825857.

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