Coraggio liquido: alcol e ansia sociale

L’uso scorretto o addirittura l’abuso di alcol è molto spesso presente nelle persone che soffrono di disturbi di ansia sociale. Questo accade perché l’alcol, grazie ai sui effetti, permette di gestire elevate quantità d’ansia sperimentata nei contesti sociali, disinibendo e rilassando la persona. D’altro canto il disturbo d’ansia sociale può anche quadruplicare il rischio di sviluppare un disturbo da uso di alcolici, come dimostrato (J. D. Buckner ,M. A. Terlecki, 2016), tuttavia appare incoerentemente slegato dalla frequenza con cui i soggetti che soffrono di ansia sociale bevono, la quale risulta assai bassa. I risultati contrastanti possono essere, almeno in parte, spiegati a causa della mancata attenzione al contesto in cui si beve.

Gli individui socialmente ansiosi sono particolarmente inclini a bere più spesso in contesti specifici che aumentano il rischio di problemi legati all’alcol. Per esempio, bevono molto più spesso mentre sono da soli, specialmente prima di affrontare situazioni sociali per infondersi un po’ di “coraggio liquido” (per abbassare l’ansia anticipatoria) e/o dopo le stesse per gestire i pensieri negativi circa le loro prestazioni. All’interno del campione di questo studio infatti  si è notato che la diagnosi di disturbo di ansia sociale correlava positivamente con la frequenza del consumo solitario di alcol e negativamente con la frequenza di bevute in contesti sociali (J. D. Buckner ,M. A. Terlecki, 2016). Tramite la valutazione della frequenza del bere in modo solitario, l’ansia sociale è stata legata ad una maggior consumo ed a più problemi di alcolismo. Indirettamente, (tramite la frequenza di bere in contesti sociali) si è vista invece correlata negativamente sia la frequenza del consumo che i problemi di abuso ad essa legati. I risultati suggeriscono che le persone socialmente ansiose possono essere vulnerabili a consumare alcol più frequentemente in contesti particolari (da soli in questo caso) e che il consumo in questi specifici contesti può svolgere un ruolo importante nei problemi di alcolismo tra tali individui ad alto rischio.

Questi dati vengono confermati anche in un’altra recente ricerca (M.T. Keough, S.R. Battista, R.M. O’Connor, S.B. Sherry, S.H. Stewart, 2016) che si è focalizzata su un campione molto indicativo: gli studenti (“high school and college students” che possono essere comparati nella realtà italiana agli studenti di superiori e università). L’intento era quello di capire in che modo il consumo di alcol fosse utilizzato per fini protettivi nei confronti dell’ansai sociale. Anche in questo caso è stato dimostrato che il consumo solitario e la tattica del predrinking prima di un evento sociale erano molto diffusi e che correlavano positivamente con problemi successivi legati all’abuso di alcolici. La ricerca sostiene che il comportamento di “solitary predrinking” dovrebbe essere un target importante dell’intervento clinico di questi pazienti.

Dott. Francesco Lauretta

Bibliografia

Julia D. Buckner , Meredith A. Terlecki, in Social anxiety and alcohol-related impairment: The mediational impact of solitary drinking, Addictive Behaviors, Volume 58, July 2016, Pages 7–11.

Matthew T. Keough, Susan R. Battista, Roisin M. O’Connor, Simon B. Sherry, Sherry H. Stewart, in Getting the party started — Alone: Solitary predrinking mediates the effect of social anxiety on alcohol-related problems, Addictive Behaviors, Volume 55, April 2016, Pages 19–24.

 

 

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