Balbuzie e ansia sociale

La balbuzie è un disturbo del linguaggio caratterizzato da inibizione e interruzioni dell’eloquio che ostacolano la capacità di comunicare in modo efficace.

L’insorgenza del disturbo si verifica tipicamente tra i 2 e i 5 anni quando i bambini sviluppano le abilità linguistiche. La balbuzie è più sensibile al trattamento durante l’età prescolare, quando la plasticità neuronale è maggiore, mentre risulta meno trattabile e molto meno reattiva al trattamento durante gli anni scolastici; in età adulta diventa spesso un problema a lungo termine.

Esistono diversi motivi che fanno pensare che la balbuzie possa essere associata a un disturbo d’ansia sociale. Per cominciare,  la balbuzie è accompagnata da numerose conseguenze negative per tutta la durata della vita che possono aumentare la vulnerabilità a problemi d’ansia sociale e  a difficoltà psicologiche. Le conseguenze negative del disturbo iniziano presto, già in età prescolare i bambini che balbettano diventano spesso vittime di bullismo, vengono emarginati e suscitano reazioni negative nel gruppo dei pari. Questi fenomeni si intensificano durante gli anni scolastici quando aumentano le situazioni sociali e di interazione. I bambini e gli adolescenti che balbettano quindi subiscono spesso esperienze di vittimizzazione tra pari, isolamento sociale e rifiuto, e sono solitamente meno popolari dei loro coetanei.

Queste conseguenze negative hanno il potenziale di provocare vergogna e imbarazzo, bassa autostima, ritiro e abbassamento delle prestazioni scolastiche, fattori associati anche con la presenza di un disturbo d’ansia sociale.

Non sorprende che gli adulti che soffrono di balbuzie riportino  che il balbettare abbia avuto effetti estremamente dannosi sulla vita scolastica e relazionale e, a lungo termine, sul funzionamento sociale ed emotivo.

Un gran numero di ricerche ha confermato la presenza di alti livelli d’ansia in persone balbuzienti, con crescenti evidenze sul fatto che quest’ansia sia limitata a situazioni sociali o di performance, così come nel disturbo d’ansia sociale.

Risulta chiaro quindi il legame tra i due disturbi, l’ansia sociale è un’esperienza disabilitante ed è motivo di esacerbazione delle balbuzie, allo stesso modo il balbettare può contribuire all’insorgere dell’ansia sociale.

La paura di ricevere un giudizio negativo da parte degli altri, le aspettative catastrofiche rispetto alle prestazioni sociali e di performance, le cognizioni negative, l’ attenzione selettiva, l’evitamento e i comportamenti protettivi, svolgono un ruolo centrale nello sviluppo e nel mantenimento sia delle balbuzie che del disturbo d’ansia sociale. Per esempio, le persone che balbettano evitano spesso situazioni sociali per ridurre l’ansia e l’imbarazzo e  sperimentano aspettative di danno sociale.

Secondo il modello di Rapee e Heimberg (1997), un individuo che balbetta teme di essere valutato negativamente nelle situazioni sociali e tende a focalizzare l’attenzione sui segnali interni (come la presenza di balbuzie nel discorso o segni di attivazione fisiologica ansiosa) e sulle minacce provenienti dall’esterno (segni di disinteresse o rifiuto dell’ascoltatore). Questi processi attentivi portano l’individuo a rilevare con più frequenza i segnali negativi (ad esempio, sillabe / parole non fluenti, segni di disinteresse o rifiuto da parte del lettore) e a trascurare quelli positivi (ad esempio, sillabe / parole fluenti, segni di interesse ascoltatore). Le paure sociali dell’individuo vengono quindi confermate, l’ansia è esacerbata, l’elaborazione delle informazioni avviene in modo distorto; l’individuo mette in atto comportamenti disfunzionali al fine di abbassare l’ansia(evita di parlare, dà risposte concise, evita il contatto oculare) che però provocano risposte  rifiutanti da parte di altri (rifiuto e disinteresse) confermando le credenze catastrofiche iniziali. Così ha inizio un circolo vizioso in cui i processi cognitivi influenzano il comportamento e il comportamento a sua volta influenza le cognizioni, mantenendo le credenze disfunzionali ed un’immagine negativa di sé. Gli stessi circoli viziosi sono tipici del disturbo d’ansia sociale.

Dato quindi lo stretto legame presente tra i due disturbi, appare sensato pensare ad una terapia che accanto ad un trattamento specifico atto a modificare la fluenza verbale integri un trattamento finalizzato alla gestione dell’ansia sociale e intervenga sui fattori emotivi e psicologici che mantengono e alimentano entrambi i disturbi.

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è il trattamento non farmacologico più ricercato per il disturbo d’ansia sociale, con alle spalle molti studi che confermano la sua efficacia.

Alcuni studi recenti hanno indagato l’efficacia della CBT nel trattare l’ansia sociale tra gli adulti con balbuzie e hanno riportato miglioramenti significativi rispetto a evitamento, livelli d’ansia sociale e funzionamento complessivo.

 Al contrario, diverse ricerche hanno dimostrato che con il solo trattamento basato sulla fluenza,la presenza di ansia elevata in persone balbuzienti è predittiva di esiti poco soddisfacenti, i pazienti ottengono infatti risultati scadenti e non duraturi nel tempo.

Dott.ssa Elena Grassi

Vuoi saperne di più sulla relazione tra balbuzie e ansia sociale e sulle possibilità di trattamento? Scrivi una mail all’indirizzo info@ansia-sociale.it

 

Lisa Iverach, Ronald M. Rapee. Social anxiety disorder and stuttering: Current status and future directions; Journal of Fluency Disorders 40 (2014) 69-82.

Rapee, R. M., & Heimberg, R. G. (1997). A cognitive-behavioral model of anxiety in social phobia. Behavior Research and Therapy, 35, 741–756

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