Ansia Sociale e Self-Compassion

In un articolo dello scorso anno (Blackie, 2018), viene indagato il ruolo tra ruminazione post-evento nel disturbo d’ansia sociale (quando pensiamo e ripensiamo a cosa è accaduto come un “disco rotto”) e self compassion. Ciò che emerge è come la compassione verso di sé, funga da “tampone” nel pensare continuamente e in modo ripetitivo alla situazione sociale vissuta, alleviando così i conseguenti stati emotivi negativi.

L’AUTOCRITICA POST EVENTO

Nel disturbo d’ansia sociale la fase che segue un evento in cui abbiamo dovuto eseguire una prestazione (lavorativa, relazionale ecc.), è un momento spesso caratterizzato da varie emozioni. Un punto chiave di questa fase sono i pensieri legati alla valutazione della prestazione, che spesso lasciano il campo a giudizi che riguardano noi stessi come persone. Quando questi sono svalutanti, critici, invalidanti ricadono in un grande insieme di cognizioni definito autocritica, che si esprime attraverso un dialogo interiore che continuamente denigra in maniera fredda e tono sprezzante le esperienze della persona. Questo stile non fa altro che far emergere manifestazioni emotive e cognitive spiacevoli, che a loro volta sono ulteriore oggetto di autocritica.

Per quanto, a prima vista, l’autocritica possa apparire costruttiva, motivandoci a fare di meglio in occasioni successive, è ormai chiaro sul piano scientifico, come questa non solo non sia utile, ma addirittura sia dannosa, aumentando il rischio di soffrire di depressione e ansia. Inoltre porterà ad un maggiore evitamento delle situazioni temute e ad alimentare il circolo vizioso che ci fa percepire come inadeguati.

La naturale tendenza al pensiero autocritico deriva dalle nostre esperienze di vita, in quanto se abbiamo avuto genitori criticanti o che non ci hanno dato sufficienti cure, è più probabile che utilizzeremo questa modalità di pensiero, che sarà ormai interiorizzata.

LA COMPASSIONE

Ma che cos’è la compassione? Possiamo definirla come una particolare sensibilità rispetto la propria e altrui sofferenza, unita ad un forte desiderio e impegno per alleviarla.

Nonostante nel nostro contesto culturale alla parola compassione venga associata l’accezione di commiserazione e compatimento, con il termine «compassione» si fa riferimento a una tradizione di origine buddhista che considera il pensiero e l’agire compassionevole un modo per soddisfare uno dei bisogni fondamentali dell’essere umano: il senso di connessione con gli altri.

Sviluppare un atteggiamento compassionevole, quindi, diviene fondamentale per contrastare la tendenza a giudicarci e rimproverarci per le nostre reazioni e pensieri. Semplicemente, non è colpa nostra se abbiamo determinati pensieri e determinate emozioni, ma è nostra responsabilità cercare di gestirli al meglio per ridurre la sofferenza che proviamo.

AUMENTARE LA COMPASSIONE VERSO DI SÉ

Per fare ciò esistono diverse tecniche che aiutano ad allenare questa abilità. Una tipologia di esercizi volti alla riduzione dell’autocritica provengono dalla ricerca sulle abilità di compassione. Ad esempio nell’esercizio denominato “posto sicuro” l’obiettivo è quello di contrastare i pensieri autocritici che emergono in seguito a una prestazione, attraverso la creazione di un luogo che possa infondere calma e sicurezza. La persona viene invitata ad immaginare un posto dove possa sentirsi a suo agio e in uno stato di tranquillità. Inoltre il luogo assume una forma di coscienza che prova piacere che la persona sia lì.

Successivamente si aiuta il paziente a sviluppare “un’immagine compassionevole”, che incarni le caratteristiche di saggezza, gentilezza, non giudizio e desiderio di aiutare qualcuno in difficoltà. Questa immagine può essere reale o di fantasia, l’importante è che abbia le caratteristiche sopra descritte e che sia “allenata” ad intervenire nei momenti di maggiore critica.

Grazie a queste nuove modalità per rivolgersi a noi stessi e prenderci cura di noi, aumentiamo il sistema calmante responsabile della regolazione emotiva: calma, tranquillità e appagamento ci permettono di sentirci sicuri e connessi con noi stessi e con gli altri. E di superare quel timore di giudizio che è alla base del disturbo d’ansia sociale.

La compassione è più utile dell’autocritica!

Dott.ssa Laura Caccico

BIBLIOGRAFIA

Blackie, R.A., Kocovski, N.L. (2018). Examining the Relationships Among Self-Compassion, Social Anxiety, and Post-Event Processing. Psychol Rep. 2018 Aug;121(4):669-689.

Marsigli, N. (2018). Stop all’ansia sociale. Strategie per affrontare e gestire la timidezza. Erickson. Trento.

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