The Zero Theorem – Tutto è vanità

Un film di Terry Gilliam. Con Christoph Waltz, Melanie Thierry, Matt Damon, Tilda Swinton, Ben Whishaw. Titolo originale The Zero Theorem. Fantascienza, 2013.

Il film di fantascienza di Terry Gilliam descrive un’immaginaria comunità altamente indesiderabile e spaventosa in cui l’esibizionismo e la ricerca dell’unicità spinge al massimo l’espressione dell’individualismo umano: i social network imperano e il lavoro è l’unica attività possibile.

Qohen Leth, il protagonista, sembra soffrire particolarmente questa società inquietante: vive rinchiuso in una chiesa sconsacrata senza avere rapporti interpersonali che sono per lui sono faticosi e ansiogeni, ma quando conosce una donna che lo coinvolge emotivamente, tutto cambia. Questa ambivalenza è evidente anche nell’uso della prima persona plurale quando si riferisce a se stesso, come se fosse costantemente combattuto tra il desiderio di appartenenza e un senso di esclusione. Risolverà questo conflitto e troverà la propria individualità quando riuscirà di nuovo a connettersi con gli altri e a sentirli vicini.

L’idea di sé come diverso, “un pesce fuor d’acqua”, non appartenente al gruppo, è spesso presente in coloro che hanno tratti evitanti di personalità. Il timore del giudizio dell’altro e del rifiuto portano ad essere impacciati e al conseguente ritiro sociale. Permane il desiderio di stringere relazioni, ma il soggetto ha una così bassa stima di sé da non riuscire a farsi avanti, ne tantomeno sostenere nuove conoscenze. Anche nel film emerge chiaramente come Qohen tenti in tutti i modi di evitare i contatti sociali, che sembrano spaventosi. Solo attraverso la conoscenza graduale di una persona riesce ad aprirsi, mantenendo comunque un’ombra di sospettosità verso il prossimo.

La nostra società favorisce questo tipo di comportamenti di ritiro, le persone infatti possono rifugiarsi nei social network, nelle chat, nei giochi online, dove, al riparo dal contatto e giudizio diretto, si possono permettere di interagire con gli altri. Anche il nostro protagonista sceglie e desidera rinchiudersi sempre di più nel suo mondo, evitando, appunto, anche di uscire di casa per andare a lavoro. L’unica cosa che aspetta è una fantomatica telefonata che gli possa rivelare il senso della vita e quindi dare un senso alla sua esistenza.

Il personaggio del film è molto più complesso di come è stato qui descritto, ma gli spunti per riflettere su come l’ambiente che ci circonda possa acuire tratti di personalità già esistenti sono tanti: le nuove tecnologie, i social network, la globalizzazione, l’individualismo sfrenato, sono solo alcuni aspetti della nostra società che possono favorire l’idea di esclusione dal gruppo e il conseguente ritiro sociale.

Buona visione!

Dott.ssa Laura Caccico

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