BLACK MIRROR: “NOSEDIVE” (stagione 3 episodio 1)

Black Mirror è una serie TV che racconta il nostro futuro più prossimo: ogni puntata è un piccolo film in cui viene declinata la relazione tra la nostra mente, società e tecnologia.

L’episodio 1 della terza serie fa al caso nostro per proporre alcune riflessioni sulle problematiche inerenti l’ansia sociale. La storia è ambientata in un futuro non troppo lontano, in cui le persone interagiscono assegnandosi continuamente, tramite il loro smartphone, un punteggio da 1 a 5. Ma la cosa più affascinante riguarda il fatto che, tramite lenti speciali trapiantate negli occhi, è possibile vedere la media del punteggio di chi si ha di fronte: sapere che una persona vale 1.2 o 4.5 sarà già discriminante per decidere se interagirci o meno. Inoltre, in base al punteggio che un soggetto ha ottenuto nel tempo, potrà comprare una macchina più o meno lussuosa, o essere limitato dal punto di vista legale. Quindi, il desiderio di essere accettati e giudicati positivamente per alzare il proprio punteggio medio, si traduce spesso in comportamenti falsi, stereotipati, che perdono il fascino della naturalezza e imprevedibilità.

La paura del giudizio, l’idea di essere costantemente al centro dei pensieri dell’altro, il desiderio di piacere a tutti i costi e il disagio che le situazioni sociali causano alle persone vulnerabili, sono solo alcuni aspetti che caratterizzano i disturbi dell’ansia sociale e che sono esasperate nell’episodio “Nosedive” di questa interessante serie televisiva.

Come sempre però, vogliamo vedere l’aspetto positivo e riflettere su la tecnologia come strumento di aiuto: nell’episodio in questione, infatti, c’è una scena in cui la protagonista incontra una donna in ascensore e sa che otterrà un punteggio alto se la conversazione sarà positiva. Per far si che ciò accada, guarda sul telefonino il profilo della donna, carpendo i suoi interessi, attività, punti in comune e riuscendo così a instaurare una conversazione positiva e piacevole (anche se un pò forzata). Se traduciamo questa possibilità in uno strumento terapeutico, sarebbe utile per le persone con ansia sociale conoscere prima o addirittura sul momento i punti in comune che hanno con l’interlocutore, partendo da  argomenti generali per poi procedere sempre più nello specifico/intimo, così come già la terapia cognitivo comportamentale ci insegna a fare. La novità riguarderebbe il fatto di usare uno strumento tecnologico per favorire questa competenza. In effetti non siamo molto lontani dalla costruzione di app che possano fungere da ponte e aiutare le persone che soffrono di ansia sociale a interagire più agilmente con gli altri. Questi mezzi potrebbero diventare utili per l’esposizione graduale alle situazioni sociali, che è il fine ultimo della terapia cognitivo comportamentale.

Insomma, gli spunti di riflessione che questo episodio offre sono molteplici, l’importante è non ritirarsi e chiudersi schiacciati dall’ansia sociale, ma provare a chiedere aiuto per migliorare la nostra qualità di vita!

Buona visione!

Dott.ssa Laura Caccico

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